Si tratta di un frutto originario della Cina, la cui presenza è attestata già da oltre 3.000 anni. Comunemente viene chiamata “prugna umeboshi” anche se non è proprio una prugna ma piuttosto un’albicocca dal punto di vista botanico e nel sapore.Giunsero in Giappone attorno al 500 d.C. dove si sono adattate al nuovo ambiente divenendo carnose, acidule di sapore e tondeggianti.
L’albero dell’umeboshi fiorisce nel mese di febbraio, cioè nel periodo dell’anno più rigido e proprio per questo motivo, legato alla resistenza alle avversità climatiche, viene tenuto in gran conto tanto da essere rappresentato in dipinti e opere d’arte come la poesia.A metà del mese di giugno i frutti derivati dai fiori bianchi della pianta sono ormai ben succosi e ricchi di acido citrico anche se ancora verdi: è la stagione delle piogge. Proprio in questo periodo vengono allora raccolte per essere confezionate e vendute o messe a fermentare, altrimenti il frutto che rimane sulla pianta diventa giallo e dolce e perde le caratteristiche che sono assolutamente caratterizzanti dell’umeboshi.
Dà un senso di freschezza e rinnovate energie in quanto alcalinizza il sangue reso magari eccessivamente acido da prodotti animali o da dolci, alleviando la stanchezza. L’acido citrico delle umeboshi aiuta l’intestino nella fase di assorbimento di importanti sali minerali come ferro e calcio.Viene utilizzata anche in casi di problemi intestinali perché contiene importanti sostanze battericide: si tratta quindi non solo di un alimento, ma anche di un utile rimedio a malanni di diversa origine. Aiutano a purificare il fegato, facilitano la digestione e contrastano i problemi di stomaco. Contengono acido lattico che aiuta a neutralizzare i microrganismi dannosi presenti nell’intestino mantenendo, così, attiva la flora intestinale.
Bisogna fare attenzione alla qualità delle umeboshi che si acquistano in quanto anche questo mercato può riservare strane sorprese non molto piacevoli: non tutte le umeboshi sono coltivate con il metodo biologico, spesso sono importare da Taiwan e messe in una salamoia troppo salata che le impoverisce del prezioso acido citrico. Le umeboshi Ryujin (La Finestra sul Cielo) sono coltivate biologicamente dal signor Sokawa che oltre a pensare al proprio frutteto si occupa anche di quelli vicini. In questo modo può controllare direttamente le potature e le varie cure di cui necessitano le piante. Dopo aver comprato il raccolto si cimenta nella preparazione delle prugne, preparazione che avviene a mano e con rispetto verso quello che si sta facendo: vengono messe in ammollo per una notte e poi disposte a strati alternati con del sale fino al limite del contenitore. Sul coperchio di legno vengono poste delle pietre per pressare il contenuto e dare inizio al processo di fermentazione che durerà per un mese. Successivamente verranno tolte dai grandi contenitori e stese in stuoie di bambù per essere asciugate al sole: in questa settimana perdono l’eccesso del liquido rimasto e iniziano a raggrinzirsi. Dai contenitori viene prelevato più della metà del liquido formatosi dalla pressione delle umeboshi con il sale (è l’acidulato di umeboshi, che serve per condire insalate e mangiare verdure) e al liquido rimasto si aggiungono alcune foglie di shiso, foglie che conferiscono alle prugne il caratteristico colore rosso e ne aiutano la conservazione. Queste foglie sono ricche di proprietà importanti. E’ in questo miscuglio che vengono versate le umeboshi dove sono lasciate a stagionare per oltre un anno. Da alcune di queste prugne viene poi ricavata la pasta di umeboshi: polpa di questi frutti tritata e pronta per essere usata in cucina per insaporire i cereali, le verdure, le creme o per preparare bevande particolari. Cotte con i cereali sono importantissime perché rilasciano molti sali minerali fondamentali che aiutano inoltre la digestione del cibo.
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