La mattinata del terzo giorno è stata dedicata al turismo macabro… si fa per dire. Andiamo a vedere Ground Zero, Andrea ci tiene tanto… Non è stata, per quanto mi riguarda, una bella sensazione. Se fossi una newyorkese non mi piacerebbe che folle di turisti fotografino un posto così, solo per la fama tristemente assegnatagli dal 2001! Chiunque abbia una macchina fotografica è infilato nelle diverse strade, si confonde con chi va in ufficio o con gli operai che lavorano lì, con l’obiettivo puntato in ogni angolo, per poi accorgerti che hai alle spalle un cartello con tutte le foto dei pompieri che hanno perso la vita durante i soccorsi… Io mi arrabbierei un po’.Lo spazio lasciato dall’esplosione delle torri (dico esplosione apposta!) ormai è sostituito da macchinari che scavano fondamenta, non si riesce a vedere bene dalla strada, bisognerebbe essere più alti, ma ci sono una marea di camioncini, gru, impalcature e si percepisce il fremito del lavoro e un po’ di più di un pizzico di orgoglio americano. Il nuovo grattacielo è quasi giunto a metà… sarà parecchio alto! 571 metri di altezza.
e questo è quello che sarà il One World Trade Center o Freedom Tower (Torre della Libertà), una volta terminato.
Lasciamo questa energia strana che circonda il sito e ci dirigiamo verso Wall Street. Facciamo colazione in uno dei 4 fast-food di una catena a New York, si chiama Pick a Bagel, dove assaggiamo un panino vegano!
Ci sono anche delle salsine di tofu che si possono spalmare sul bagel, ma non ce la sentiamo… Nel panino c’è una crocchetta di qualcosa di non ben definito, sembra tritatino di soia… Non male, ce lo facciamo scaldare e migliora! I prezzi: $15 per i 2 panini (€11,00 circa), il the a parte. Il posto è pieno di persone che vanno e vengono, ordinano ed escono con il classico sacchetto di carta e bicchierone,… lavorano tutti nel Financial District. Tutti in maniche di camicia in una giornata fredda così... fa venire ancora più freddo! Non so proprio come facciano.
Ci siamo scaldati un po’ e iniziamo a girare per Wall Street per poi dirigerci verso la punta più meridionale di Manhattan (Battery Park)… tira un discreto venticello… Vedo per la prima volta, anche se da lontano, la Statua della Libertà… è proprio la giornata dei simboli di New York, quindi.
Risaliamo e visitiamo la Trinity Church, “famosa anche per il film Il mistero dei templari”, mi dice Andrea (“malato” anche di cinema”). Intorno è circondata da lapidi, è il suo cimitero. Devo confessare che inquieta un po’ vedere queste tombe in mezzo alla città. Già è stranamente particolare vedere il contrasto tra le chiese in stile gotico che fanno a gomitate in mezzo ai palazzi e ai grattacieli di impronta molto più moderna… un cimitero poi rincara la dose di parecchio! Nella nostra visita a New York abbiamo visitato solo un paio di chiese e ci ha colpito che non si senta per niente l’atmosfera sacra che si respira invece nelle nostre, non solo quelle più famose e frequentate… sembra un posto come un altro in città, solo un po’ più silenzioso…
Pranziamo tardissimo in un posto come tanti altri vicino a Ground Zero e ci mangiamo un’abbondante veggie-chili, cioè una zuppa di fagioli piccante niente male, insieme a un po’ di riso.
E un piatto di patatine con un veggie-burgher (praticamente una crocchetta con dei legumi), ci portano persino un’insalata… divoriamo tutto!Paghiamo $22 (€17,00 circa).
Dopo una bella mangiata, passando per il Fulton Fish Market, ci dirigiamo verso il ponte di Brooklyn… inizia a fare un caldo abbastanza insopportabile per come siamo vestiti noi e inizia la svestizione un pezzo alla volta… Decidiamo di farci il ponte a piedi: c’è una corsia centrale divisa tra pedoni e bici e sotto, 3 corsie per ognuno dei 2 sensi di marcia per le auto… grande e rumoroso. Abbiamo incontrato gente davvero strana, ma quella che mi è rimasta più impressa è stata una giovane ballerina vestita di tutto punto, con body nero, calze rosa, punte ai pedi (neanche mezze punte) e chignon… Un mito! Non ho voluto fotografarla per rispetto e ammirazione… povere scarpe però!! Sarà stata una scommessa persa? Una volta attraversato il ponte la vista di Manhattan è davvero molto bella. Andiamo verso il Manhattan Bridge e ci fermiamo in un piccolo parco molto tranquillo, con una scalinata e tanta gente che si gode il panorama o scrive o chiacchiera… Molto molto bello. Lontani per un attimo dal traffico e dai rumori… ci fa piacere. Ma ci manca troppo Manhattan e riprendiamo il cammino alla volta di Battery Park. Ci spostiamo in Metro questa volta… La tendinite è alle porte!Sono le 16.00 e per un errore di orari, anziché prendere il traghetto per Ellis Island decidiamo di andare a Staten Island con il battello gratuito. Allora rimaniamo a passeggiare un po’ per Battery Park e ci godiamo il tramonto sull’Hudson River. Meraviglioso.Dal traghetto, la vista panoramica verso Manhattan è davvero suggestiva, con il tramonto guadagna ancora più punti,… molto romantico. Ci vogliono solo 20 minuti di traversata. Arrivati a Staten Island aspettiamo il battello che parte quando è sufficientemente buio per ammirare da lontano Manhattan illuminata… e anche questo è altrettanto suggestivo. E pieno di pendolari stanchi…
Decidiamo di andare a mangiare da Candle Café (qui c’è la mappa) sul lato est di Central Park, anche se avevamo telefonato la mattina per prenotare ed era tutto esaurito… Ci ha convinti il fatto che non prenotino per 2 persone ma solo da 3 in su. Boh, proviamo… al massimo mangiamo da qualche altra parte…
Arriviamo e già siamo rassegnati, il locale vegano è pieno e c’è gente che aspetta. Andrea prova lo stesso a chiedere. Io spero in un miracolo… Ci vogliono solo 15 minuti di attesa!! Che fortuna! Intanto scegliamo cosa mangiare perché il menu è su dei volantini fuori dal locale.
Candle Café non è grandissimo, praticamente un corridoio di tavoli da una parte e dall’altra, forse un po’ troppo vicini… I piatti sembrano allettanti… Ordiniamo! La gente che ci mangia è di tutti i tipi… ma mangiano troppo velocemente… sarà così dappertutto? Purtroppo noi andiamo a mangiare in orari un po’ strani, quindi è una cosa a cui faremo attenzione la prossima volta se ci capiterà…
Zuppa di miso… ovunque la trovi, io la prendo sempre… sistema lo stomaco e ti prepara al resto dei cibi… per me è una delle cose più sane! E’ buona, il miso è quello bianco, quindi ha un colore lattiginoso… ma il sapore è ottimo. La foto non c’è, eravamo troppo affamati e ci siamo dimenticati! Capita…
Andrea ordina un Seitan Chimichurri molto ma molto buono, ottima scelta… il seitan non è molto convincente in quanto scricchiola un po’ tra i denti (una volta che ti abitui a mangiare quello che ti autoproduci in casa…), ma la salsina era davvero speciale! Cercherò di replicarla una volta tornata! Una salsina che finalmente mi colpisce in positivo! C’è anche un “beverone” con i mirtilli.
Io ordino invece un piatto con dell’hummus (piccante, ma perché???), della quinoa in insalata con erbette (e un sacco di cipolla cruda, ma perché??), del chutney di limone che si sposava con il pane (ottimo) e delle olive marinate (piccanti, ma perché??). Insomma le porzioni sono abbondanti, i prezzi altini. Io non ho fatto una scelta azzeccata purtroppo… dai, provo a rifarmi con il dolce!
Andrea impazzisce e prova la Carrot Cake (torta alle carote)!! Lui le odia… Con la crema alla vaniglia… Giudizio: ni… niente di che, non è una torta soffice, ma piuttosto asciutta.
Io provo la Decadent Chocolate Cake con una crema di cioccolato e marmellata di frutti di bosco se non sbaglio… Anche questa è un po’ asciutta e dolcissima, quasi da nausearmi… Faccio fatica a finirla… Andrea mi viene in soccorso!
Porzioni abbondanti, servizio veloce, camerieri tranquilli anche se sembravano un po’ tutti tristi però… Acqua a volontà… un po’ di ossessione in questo, se hai il bicchiere a metà te lo riempiono! Abbiamo pagato $75 (compresa la mancia!), tradotto in Euro, 55,00. Insomma, non ci ha convinti molto.
Nanna…
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