Stamattina Manhattan ci ha regalato una magnifica ed emozionante esperienza. Non potevamo chiedere di meglio! In questi giorni abbiamo avuto caldo (18 gradi tranquilli!), poi persino -3 (un freddo pungente e secco! Molto pungente…), vento, sole, pioggerellina.Stamattina, appena suonata la sveglia (la prima e unica volta in cui l’abbiamo fatta suonare, altrimenti all’alba eravamo sempre già svegli!), sento un rumorino, come di pioggia, sui vetri… mi alzo sconsolata: “No, non può finire con la pioggia!”, apro la tendina e sorpresa!!!! LA NEVEEEEEEE… Bellissimo!! Commozione ed entusiasmo generali! Le strade erano pulite ma sui taxi, sui bidoni,… uno strato di neve che dal 15° piano sembrava una spruzzatina…
Una spruzzatina che si è poi dimostrata una nevicata di almeno 10 cm!! Alla faccia del 15° piano!
Facciamo le valigie. Io non mi sento molto bene, sarà stata la birra di ieri sera in quel bar dall’atmosfera molto calda e familiare… Fa lo stesso… arranco un po’ ma porto a termine la “missione bagagli”. Lasciamo la camera e facciamo prenotare il taxi per l’aeroporto per le 16.00, quindi abbiamo tutto il tempo per fare un giretto di qualche ora ancora. Il programma sarebbe stato quello di andare nel quartiere di Soho a mangiare da Souen (qui c’è la mappa), un locale di cucina macrobiotica… mi manca tanto il mio piatto di riso integrale… ma siccome non sono perfettamente in quadro e in realtà mi andrebbe un bel tazzone di “sbobbia” (ume-kuzu-bancha) che in genere mi rimette a posto stomaco e testa, opto per non mangiare ma bere solo un the o una camomilla… Andrea invece ha fame e fa colazione con un bel muffin vegan preso al solito Whole Foods Market.
Siamo attaccati a Central Park. “Dai! Andiamo a fare un giro a vedere come è con un po’ di neve…” ma lo vediamo già dal blocco (i nostri isolati) precedente… quanta neve è caduta stanotte?? Central Park sembra coperto da un mantello di neve bianchissima anche un po’ abbagliante!! Non poteva essere un fine vacanza migliore: passeggiare tra quelle stradine e i viali pieni di neve… 1000 foto ovviamente!
È passata ampiamente ora di pranzo, io mi sento meglio e decidiamo di andare a mangiare al Candle Café come la seconda sera, siamo vicini. Invece per caso e per errore capitiamo al Candle 79 (qui c’è la mappa), uno dei migliori ristoranti vegani a New York (anche per TripAdvisor. Andrea è super-preparato sull’argomento, io vado un po’ più a istinto!), ha addirittura vinto il Premio come Miglior Ristorante nel 2009 per il Veggie Awards.
Ci danno ancora da mangiare e Andrea prende il Seitan Piccata (con capperi, patate, funghi, e una cremina che non so bene, ma ho deciso che non le sopporto più, sono ovunque, come noi mettiamo il prezzemolo!!). Buono, ma il problema dello scricchiolio dei denti c’è sempre.
Io ordino gli Spiedini di Seitan grigliati con salsa (anche qui!!) Chimichurri. Lo stesso che avevamo ordinato, e ci era piaciuto molto, al Candle Café, più un po’ di riso integrale con un lieve aroma di zenzero (anche con il piccante, devo dire, non scherzano affatto!!).Me lo servono un po’ troppo grigliato, si vede anche dalla foto… un po’ bruciacchiato… Quello del Candle Café è migliore di gran lunga.
Il pasto non è niente di che, il locale è carino, accogliente, ma nell’insieme, tra prezzi un po’ alti, servizio e cibo, l’abbiamo trovato un tantino pretenzioso… Il Seitan Piccata è costato $23 (un po’ esagerato!), gli Spiedini $10 e due the verdi $4 l’uno. Il totale insomma è stato di $60 compresa la mancia (circa €45,00).Abbiamo guardato i prezzi dei dolci per curiosità… io non lo avrei comunque preso per salvaguardare un minimo il mio stomaco ma non c’era nulla al di sotto dei 9$ (per un sorbetto), fino ad arrivare ai $13.Salva molto l’atmosfera tranquilla e pacata del locale (la tranquillità evidentemente si paga a New York!), i camerieri non sono più gentili di qualsiasi altro locale visto, lo sono di più da Angelica Kitchen. Soprattutto mi è venuto da ridere quando, allo sparecchiare dei piatti, uno dei camerieri ha poco elegantemente raccolto il riso caduto dal piatto con le dita… Non che io stia attenta a queste cose ma stonava completamente con tutto il contorno… Comunque va bene lo stesso, è da provare. I piatti sono abbastanza abbondanti, e dignitosi. Mi rimane il rospo dei prezzi!Torniamo in albergo, ci aspetta il taxi (ovviamente privato che ci hanno prenotato dall’albergo alla stessa tariffa di un taxi pubblico). Usciamo con i bagagli e siccome le sorprese non finiscono, e l’intento di Andrea e mio evidentemente era bello pulito, non ci aspettava una macchina nera di quelle che abbiamo capito essere la maggior parte dei taxi privati a Manhattan ma, ad aspettarci con la portiera aperta c’era una lunga e bianca Limousine… “Dai… non ci posso credere! Ma la tariffa è la stessa, vero?” La risposta è “sì” e allora via! Partiamo, facciamo anche questa esperienza, dopo la nevicata!! Certo, confermo che la guida dei taxisti è davvero a strattoni, abbastanza spericolata, motori potenti…
Arriviamo davanti all’ingresso di Lufthansa e fatto il chek-in andiamo al Gate per per i controlli… Duty Free parecchio tristi… Via la giacca, le scarpe, la cintura. Poi mi chiedono di togliermi il golfino, prima ancora del metal detector… Ok! No problem… E adesso è la volta del body scanner, (credo abbiano scelto a caso me, forse una persona sì e una no, o decidono dalla faccia, o dalla simpatia, sarebbe bello saperlo perché Andrea è passato tranquillamente dal controllo normale…). Facciamo anche questa esperienza allora! Il body scanner è un po’ come fare una radiografia o una fotocopia perché vedi proprio (mentre sei a braccia alzate e gambe divaricate) un pezzo di metallo che ti “scannerizza” (licenza poetica) tutto il corpo in verticale. Fatto. No, non è finita… “Svuoti le tasche” – “Non ho niente” – “Svuoti le tasche!!” – “Non c’è niente!!”… Tutto a gesti perché non capisco una sola parola e lo dico sempre subito, quella frase l’ho imparata… “Allora mi segua” – “Ah, ecco!!!”. In tutto questo frangente Andrea si stava rivestendo e già pensava a cosa avrebbe dovuto dire ai miei genitori una volta rientrato in Italia (scherzo… o forse no!). Così due donne mi portano in uno stanzino stretto (1 metro per 2 massimo), tutto in metallo e riesco a fare by-by con la manina mentre chiudono la porta. Iniziano a perquisirmi con i guanti, ma non trovano nulla (ovviamente!), allora mi fanno alzare tutte le maglie e rimanere in reggiseno (a me veniva un po’ da ridere sinceramente, non per il disagio ma con le facce strane che ci sono in giro… proprio me!).“Ah,….”, parlano tra di loro e segnalano il ferretto del reggiseno… probabilmente…. Non mi capacito, non di usa in America? Se chiedi ad Andrea… lui sostiene che sia stato l’impianto inserito dagli extraterrestri quando mi hanno rapita!! Che uomo dallo spiccato senso dell’umorismo!! E mi lasciano passare!
Volo un po’ sballottante ma l’importante è che sia arrivato a Monaco! Pasto molto più spartano che all’andata, hanno sbagliato persino a caricare il pasto caldo e uno dei 2 si è ritrovato il pollo! Ci siamo divisi quello giusto… Abbastanza anonimo e freddo!
Lo snack della colazione, tolto l’immangiabile con il miele e il burro e il formaggio
me ne hanno dato un altro… questa volta vegano… sempre freddo!
Arriviamo a Monaco e le sorprese non finiscono… Questa volta tocca ad Andrea… Io passo i controlli senza far suonare nulla per una volta (Andrea dice che stanotte gli extraterrestri mi hanno tolto l’impianto!). Lui passa, ma la sua macchina fotografica no! O per lo meno non subito. Gliela trattengono… lui sbianca!! No, la sua macchina fotografica, no! Gli perquisiscono ben bene la borsa della macchina e poi fanno un test con un tampone sulle parti esterne… “se non c’è niente che non va, gliela ridiamo!” è la volta dei sudori freddi! Poi, dopo pochi ma eterni minuti, danno un ok e gliela restituiscono. Andrea riprende colore!
Ultimo tratto di volo… completamente in coma tutti e due! Non mi sono accorta del decollo!
Adesso sono a casa, non mi mancava come ho già detto, ma casa è sempre casa! E a New York ritorneremo… in una stagione più calda… ci sono un sacco di altre cose da vedere! E’ una promessa!
Come ho eletto la foto simbolo di questo inizio viaggio…
adesso eleggo quella simbolo di fine della vacanza! Semaforo rosso, non si va oltre, c’è una sola strada,… quella del ritorno a casa!
Ma non mi sento triste come credevo.. è una sensazione strana! Ho fatto davvero un sacco di chilometri a piedi, mi sono calata nelle vesti dei Newyorkesi, ho assorbito il più possibile da quello che ci ha offerto la città, e sono soddisfattissima… ma il “Paradiso dei Vegani”, come descritto in alcune guide o blog, per me deve ancora arrivare! Siamo sulla strada giusta!
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