Degli otre 5 miliardi di abitanti del pianeta, non si sa esattamente quanti siano i vegetariani perché non esistono, attualmente, dati ufficiali in merito. Sono coloro che, per scelta salutistica, o per religione, o per rispetto verso il mondo animale, escludono dalla propria dieta la carne, pur continuando a consumare gli altri prodotti animali, come il latte e tutte le forme derivate dal bianco alimento, e il miele. C’è anche chi si definisce vegetariano ma continua a mangiare il pesce!!Per la maggior parte dei latto-ovo vegetariani (che consumano tutti i derivati quindi) la scelta è dettata più che altro da un impulso etico, piuttosto che salutistico, anche se con l’arrivo nelle nostre tavole della “mucca pazza” (nemmeno tanto a sorpresa), molti si sono orientati verso questo tipo di scelta più che altro dettata dalla paura.Tra i vegetariani c’è chi non mangia la carne perché ritiene che l’essere animale possieda un’anima e quindi perché uccidere e provocare sofferenze dalla nascita alla morte? Ci sono intere popolazioni che, inoltre, considerano sacre alcune specie animali particolari: i Buddisti che non potrebbero mai cibarsi di bovini o i Musulmani che non devono nemmeno toccare la carne del maiale.Nei Paesi occidentali civilizzati, l’uccisione delle mucche, in particolare a scopo alimentare, non ha fatto altro che far proliferare i vari McDonald, piuttosto che altre catene di fast-food, eppure non si perde nella notte dei tempi il periodo storico in cui si è deciso che era molto più redditizio uccidere gli animali da pascolo o da cortile piuttosto che pensare alla salute propria e altrui.Infatti già al tempo degli Egizi era proibito nutrirsi di carne di mucca, gli Ebrei erano soliti ucciderli solo in occasione di particolari sacrifici religiosi, come anche alcuni popoli dell’Africa orientale.Con l’avvento della Rivoluzione Industriale fu più facile allevare animali da pascolo perché si era riusciti a far crescere più erba come il trifoglio di cui si nutre, o meglio nutriva, notoriamente il bestiame. La tecnologia portò allora al miglioramento delle tecniche di macellazione e la conseguente diminuzione del prezzo della carne per il consumatore, favorendo una maggiore accessibilità alle classi meno abbienti.In particolare in America, dove il consumo (e l’abuso) pro-capite di carne è davvero impressionante, la maggiore diffusione di bestiame si deve all’aver sottratto nel secolo scorso le terre agli indigeni: in questo modo le fattorie ebbero a disposizione molto più spazio per l’allevamento oltre che per il raccolto. Gli allevatori allora videro nell’animale una enorme fonte di guadagno per il loro futuro.Al giorno d’oggi, si può tranquillamente dire che mangiare carne significa assumere oltre che tossine, anche forti dosi di veleno perché, per reggere gli enormi sforzi di produzione di latte e per aumentare di peso in pochissimo tempo, vengono somministrati all’animale ormoni, tranquillanti e antibiotici fin dalla nascita.Non stupiscano i tranquillanti in quanto le condizioni di vita degli animali da allevamento sono davvero crudeli: vivono in spazi angusti in cui non riescono a nemmeno a cambiare posizione né a sedersi alcune volte, in condizioni igieniche terribili, costantemente (giorno e notte) costretti a mangiare e produrre latte o uova con macchine attaccate alle mammelle che lo succhiano dalla mattina alla sera.Siamo tutti stati abituati a comperare la carne e a vederla rossa lì sul bancone del macellaio ebbene, quanti sanno che quella carne per poter essere cucinata e mangiata ha subito, appena macellata, un processo di frollatura che praticamente la porta ad essere così tenera? La frollatura non è altro che un processo di decomposizione della carne. E pochissimi sanno che al momento della macellazione l’animale libera delle sostanze, tra cui la cadaverina e la putrescina, che finiscono nell’organismo di chi le mangia danneggiando nel lungo periodo e irreparabilmente gli organi vitali dell’uomo.
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